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Terapia 8 minuti di lettura Aggiornato 2025

Come scegliere uno psicologo:
quello che nessuno ti dice

Specializzazione, orientamento teorico, esperienza, stile relazionale, modalità di lavoro — ci sono più variabili di quanto si pensi. E non tutte hanno lo stesso peso. Una guida onesta per orientarsi nella ricerca senza perdersi — scritta da chi sta dall'altra parte.

👩‍⚕️
Dott.ssa Diana Manfredini
Psicologa Psicoterapeuta CBT · Terapeuta EMDR certificata

Una guida scritta dall'interno

Scegliere uno psicologo è una delle decisioni più importanti che si possano prendere per il proprio benessere — eppure la maggior parte delle persone non ha idea di quali criteri usare. Si finisce per scegliere in base alla vicinanza geografica, alla foto del profilo, o semplicemente al fatto di essere stati raccomandati da qualcuno.

Questi criteri non sono sbagliati — ma sono incompleti. Ci sono variabili molto più rilevanti che quasi nessuno spiega apertamente, forse perché chi potrebbe spiegarle è anche chi potrebbe avvantaggiarsi dalla scelta.

Questo articolo prova a farlo in modo onesto. Scritto da chi lavora in questo campo — e che quindi sa bene cosa cercare se fosse dall'altra parte.

In questo articolo

Le variabili che contano davvero · La differenza tra psicologo e psicoterapeuta · Orientamento teorico — conta o no? · I segnali positivi da cercare · I segnali di allarme · Il ruolo del primo colloquio nella scelta · Cosa fare se non funziona

Prima cosa: psicologo o psicoterapeuta?

È la prima distinzione da capire — perché fa una differenza concreta su cosa puoi aspettarti.

Lo psicologo ha una laurea magistrale in psicologia e l'abilitazione all'esercizio della professione (superamento dell'esame di stato e iscrizione all'Albo). Può fare colloqui di supporto, valutazioni, consulenze — ma non può fare psicoterapia.

Lo psicoterapeuta ha completato in aggiunta una scuola di specializzazione in psicoterapia — almeno quattro anni dopo la laurea. Può fare psicoterapia, cioè un intervento strutturato e sistematico su disturbi psicologici specifici.

Se stai cercando supporto per un problema specifico — ansia, depressione, trauma, insonnia — hai bisogno di uno psicoterapeuta, non solo di uno psicologo. Verifica sempre che il professionista che stai considerando sia iscritto all'albo come psicoterapeuta, non solo come psicologo.

Come verificare

Puoi verificare l'iscrizione all'Albo degli Psicologi della tua regione sul sito del CNOP (Consiglio Nazionale Ordine Psicologi) o direttamente sul sito dell'Ordine regionale. Cerca il nome del professionista e verifica se risulta iscritto come psicologo e/o psicoterapeuta.

L'orientamento teorico — conta davvero?

Sì — più di quanto molte persone pensino. Lo psicoterapeuta non esiste come categoria unica: esistono approcci teorici molto diversi, con tecniche diverse, obiettivi diversi e modalità di lavoro diverse.

I principali orientamenti che troverai in Italia:

CBT
Cognitivo-Comportamentale (CBT / ACT)
Lavora sui pensieri disfunzionali e i comportamenti che mantengono il disagio. Strutturata, orientata agli obiettivi, con compiti tra le sedute. La più studiata scientificamente. Efficace per ansia, panico, depressione, fobia, insonnia, trauma.
→ Ideale se cerchi risultati concreti e misurabili in tempi relativamente brevi
EMDR
EMDR — Eye Movement Desensitization and Reprocessing
Tecnica specifica per il trattamento del trauma e del PTSD. Si integra spesso con la CBT. Riconosciuto dall'OMS come trattamento di prima scelta per il trauma. Richiede formazione certificata specifica.
→ Cerca un terapeuta certificato EMDR (livelli I e II) se hai una storia traumatica
PSA
Psicodinamico / Psicoanalitico
Esplora le dinamiche inconsce, le relazioni precoci, i pattern relazionali ricorrenti. Lavora in profondità sulla struttura della personalità. Percorsi tipicamente più lunghi. Meno strutturato della CBT.
→ Più indicato per chi cerca comprensione profonda di sé piuttosto che riduzione rapida dei sintomi
SIS
Sistemico-Relazionale
Si concentra sui sistemi relazionali — famiglia, coppia, contesti sociali. Considera il sintomo come espressione di una dinamica relazionale più ampia. Spesso usato per terapia di coppia e familiare.
→ Indicato se il problema è principalmente relazionale o di coppia/famiglia

Non esiste un orientamento migliore in assoluto — esiste quello più adatto al tuo problema e al tuo modo di lavorare. La ricerca mostra che per ansia, panico, depressione e trauma la CBT ha l'evidenza scientifica più solida. Per altri obiettivi — comprensione di sé, pattern relazionali, difficoltà di personalità — altri approcci possono essere più indicati.

Le variabili che contano davvero

Oltre all'orientamento teorico, ci sono altre variabili che influenzano significativamente l'efficacia del percorso — e che spesso non vengono considerate nella fase di ricerca.

La specializzazione specifica. Un terapeuta CBT generalista e uno specializzato nel trattamento del trauma o dell'insonnia non sono la stessa cosa. Cerca qualcuno che abbia esperienza specifica nel tuo problema.
La formazione post-specializzazione. La psicoterapia evolve continuamente. Un terapeuta che si aggiorna con corsi, supervisioni e lettura della letteratura scientifica è generalmente più efficace di uno che si è fermato alla formazione iniziale.
La supervisione. I terapeuti più seri fanno supervisione regolare — cioè discutono i casi con un supervisore esperto. Non è un segno di debolezza: è garanzia di qualità.
La trasparenza sulla propria formazione. Un buon professionista è chiaro su dove si è formato, quale orientamento usa e cosa puoi aspettarti. Se non riesci a trovare queste informazioni, è un segnale.
Stai cercando il professionista giusto?

Il primo colloquio è anche una valutazione reciproca — puoi farmi tutte le domande che vuoi sulla mia formazione, il mio approccio e come lavoro. Non ho nulla da nascondere — e penso che la trasparenza sia il primo segno di un buon professionista.

Segnali positivi e segnali di allarme

Il primo colloquio non è solo per raccontarsi — è anche per osservare. Ci sono comportamenti e atteggiamenti del terapeuta che sono segnali positivi, e altri che dovrebbero farti riflettere.

Segnali positivi
Indicatori che sei probabilmente nel posto giusto
Spiega chiaramente il suo approccio e cosa puoi aspettarti dal percorso
Ti fa domande specifiche e ascolta davvero le risposte
Non promette risultati certi o garantiti
È chiaro sulle tariffe, sulla frequenza e su come funziona praticamente
Risponde con onestà se gli chiedi della sua formazione e specializzazione
Ti senti ascoltato senza essere giudicato — già dal primo colloquio
Propone obiettivi concreti e valutabili, non vaghi
Se il tuo problema non è nella sua area di competenza, te lo dice e ti indirizza
Segnali di allarme
Comportamenti che meritano attenzione
Promette risultati certi o garantisce la guarigione
Non è chiaro sul suo orientamento o sulla sua formazione
Parla molto di sé invece di ascoltarti
Ti fa sentire in colpa se non vedi miglioramenti ("non ci stai lavorando abbastanza")
Scoraggia domande sul percorso o sulle tecniche che usa
Non è iscritto all'Albo o non è verificabile sul sito dell'Ordine
Propone percorsi molto lunghi fin dall'inizio, senza una valutazione chiara
Ti fa sentire dipendente dal percorso invece di costruire la tua autonomia

Il primo colloquio come strumento di valutazione

Il primo colloquio non è un impegno — è una valutazione reciproca. Tu valuti se il terapeuta è quello giusto per te. Il terapeuta valuta se può aiutarti e se il suo approccio è adatto al tuo problema.

Le domande che puoi e dovresti fare al primo colloquio:

"Qual è il suo orientamento terapeutico e come funziona nella pratica?"
"Ha esperienza specifica con il tipo di problema che sto attraversando?"
"Quanto può durare un percorso per una situazione come la mia?"
"Come valuteremo insieme i progressi nel tempo?"
"Come funziona praticamente — frequenza, durata delle sedute, tariffe?"

Un buon terapeuta risponde a queste domande con chiarezza e senza difensività. Se noti resistenza o vaghezza, è un'informazione utile.

"Il terapeuta giusto non è necessariamente quello più bravo in assoluto. È quello più adatto a te, al tuo problema, e al tuo modo di lavorare in questo momento della vita."
— Una distinzione importante spesso trascurata

Se dopo qualche seduta qualcosa non va

Non ogni abbinamento funziona — e non è necessariamente colpa di nessuno. Se dopo 4–6 sedute non senti nessuna forma di connessione con il terapeuta, o se non percepisci nessun movimento nella direzione che ti aspettavi, è giusto parlarne apertamente.

Un terapeuta professionale non si offende se sollevi queste preoccupazioni — anzi, è in grado di utilizzarle terapeuticamente. Se invece reagisce con difensività o ti fa sentire in torto per averle espresse, quella reazione è essa stessa un'informazione importante.

Cambiare terapeuta non è un fallimento. È una scelta consapevole e responsabile verso il proprio benessere.

Per ricordare

Scegliere uno psicoterapeuta richiede di valutare orientamento teorico, specializzazione specifica, formazione e — soprattutto — come ci si sente nel primo colloquio. Non esistono scorciatoie, ma esistono criteri chiari. Il primo colloquio è il momento migliore per fare domande e osservare con attenzione.

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